“The Glamour of Grammar” by Roy Peter Clark

You know, I’m a translator, a Foreign Languages student and, on top of all, an English language lover. I’m interested in anything related to English language and culture, and I’d like to learn as much as possible about them. I’m constantly finding ways to keep me updated and to put what I’ve learned into practice. On a typical day, you can find me listening to songs in English, surfing websites in English, or even (over)using English words in conversations. I’ve liked the English language since I was a little girl: I spoke my very first English words when I was 4 (no, I wasn’t raised in a bilingual environment… my Dad taught me a few words and sentences he knew), even if I knew very little then. I started studying English when I started middle school, and haven’t stopped ever since.

Back to the book, I read about “The Glamour of Grammar” by Roy Peter Clark for the first time on Jenn’s blog, In My Bag, where she posted a very interesting review. She’s a freelance writer and blogger, and owns several blogs.

Here’s a description of the book:

Early in the history of English, the words “grammar” and “glamour” meant the same thing: the power to charm. Roy Peter Clark, author of Writing Tools, aims to put the glamour back in grammar with this fun, engaging alternative to stuffy instructionals. In this practical guide, readers will learn everything from the different parts of speech to why effective writers prefer concrete nouns and active verbs. THE GLAMOUR OF GRAMMAR gives readers all the tools they need to”live inside the language”–to take advantage of grammar to perfect their use of English, to instill meaning, and to charm through their writing.

Some information about the author:

Roy Peter Clark is vice president and senior scholar at The Poynter Institute, one of the most prestigious schools for journalists in the world. He has taught writing at every level–to schoolchildren and Pulitzer Prize-winning authors–for more than thirty years, and has spoken about the writer’s craft on The Oprah Winfrey Show, NPR, and The Today Show; at conferences from Singapore to Brazil; and at news organizations from the New York Times to The Sowetan in South Africa. A writer who teaches and a teacher who writes, he has authored or edited fifteen books about writing and journalism, including his most recent, Writing Tools.

You can either get a copy of the book online, or take part in Jenn’s giveaway by following the guidelines on her blog.

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SSLMIT Forlì – My experience and some notes (part II)

(post solo in italiano stavolta)

Nel post del 14 luglio ho parlato della mia esperienza alla Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori (SSLMIT) dell’Università degli Studi di Bologna, con sede a Forlì. Il post di oggi, invece, è dedicato ad alcuni appunti che ho preso durante la presentazione del corso di Laurea Magistrale in Traduzione Specializzata lo scorso 5 ottobre, arricchiti dalla mia esperienza personale.

N.B.: alcune cose potrebbero cambiare, quindi vi consiglio di prendere i miei appunti con le pinze.

Il corso di Laurea Magistrale in Traduzione Specializzata (qui trovate il piano di studi) è stato inserito nella rete degli European Master’s In Translation (EMT), che comprende dei corsi di formazione ad alto livello per futuri traduttori riconosciuti dall’Unione Europea.

La frequenza è obbligatoria al 70%, tranne che per le materie opzionali. Queste ultime possono essere scelte tra le materie insegnate in Facoltà. Si può scegliere, volendo, una terza (o anche quarta) lingua… l’importante è che si raggiungano 12 CFU durante i due anni di corso. Comunque, si compila un piano di studi online entro fine dicembre, ed è consigliato rivolgersi al docente dell’insegnamento/degli insegnamenti a scelta prima di inserirlo/i nel piano di studi.

Le lingue che si studiano a curriculum completo (lingua, traduzione e cultura e letteratura) sono due, a scelta tra: inglese, francese, tedesco, spagnolo e russo. Queste due lingue sono quelle in cui si fa il test d’ammissione, o meglio, prova di verifica dell’adeguatezza della preparazione personale. Quest’ultima consiste in quattro traduzioni, due passive (dalla lingua straniera all’italiano) nella prima parte e due attive (dall’italiano verso la lingua straniera) nella seconda parte. Il tempo a disposizione è di due ore per ciascuna parte, quindi due ore per la parte passiva e due per quella attiva. Si possono usare al massimo cinque dizionari, a scelta tra mono e bilingue. Il livello di conoscenza richiesto di ciascuna lingua è equivalente al livello C1 del quadro di riferimento europeo.

Gli esami di Traduzione sono suddivisi in tre moduli: editoriale, tecnico-scientifico e multimediale. Il singolo esame viene superato e verbalizzato se si superano tutti e tre i moduli. Al secondo anno la traduzione tecnico-scientifica è sia attiva che passiva (i moduli sono chiamati rispettivamente Trad. Tecnico-Scientifica A e B). Invece, per quanto riguarda la Traduzione Multimediale, è perlopiù attiva; mentre la Traduzione Editoriale è passiva. I contenuti trattati al primo anno di Traduzione Multimediale sono:

  • sottotitolaggio
  • doppiaggio
  • fumetti
  • localizzazione di siti Web
  • linguaggio del Web
  • videogiochi

Tranne che per la lingua inglese, le lezioni di Lingua e Linguistica sono in comune con gli studenti di Interpretazione.

Per quanto riguarda il corso di Tecnologie per la Traduzione, che si tiene al Laboratorio di Terminologia e Traduzione Assistita (nei pressi della Biblioteca Ruffilli, in via Giacomo della Torre, dietro la Facoltà di Economia), tra i contenuti trattati ci sono:

  • terminologia e database terminologici
  • risorse online per traduttori
  • traduzione automatica
  • traduzione assistita (Trados)
  • uso di software per ottimizzare il lavoro del traduttore e dell’esperto di terminologia (MultiTerm, Translator’s Workbench, ecc…)

Se siete interessati al test d’ammissione (che sarà il 9 settembre), cliccate qui per il bando di quest’anno. Il termine ultimo per iscriversi al test è il 26 agosto.

Vi consiglio di prepararvi con le prove di ammissione degli anni scorsi disponibili sul sito della Facoltà, nonché traducendo brani tratti da quotidiani e riviste sia in italiano che  in lingua straniera, come Time, il Guardian, Le Monde e L’Express (ne ho citati alcuni in inglese e francese, che sono le mie lingue di studio e lavoro).

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La traduzione è una cosa seria

Se s’intende raggiungere un vasto pubblico, un testo di qualsiasi tipo (es. letterario, tecnico-scientifico, ipertesto, ecc…) deve essere tradotto nel modo più accurato possibile, in modo da conservare lo scopo che intendeva raggiungere nella versione in lingua originale. Il traduttore deve anche conoscere molto bene la lingua d’arrivo e saper renderne i registri, le parole e le espressioni legate alla cultura della LA e le frasi idiomatiche, ecco perché è necessario contattare un traduttore madrelingua o con un’ottima conoscenza e padronanza della lingua d’arrivo. Un altro elemento fondamentale da tener presente è il contesto in cui il testo si pone, e i traduttori automatici come Babelfish e Google Translator non lo deducono, traducendo in modo letterale (per non parlare dei termini tecnici, che potrebbero non conoscere): perciò, è meglio lasciar perdere il “fai da te” e contattare un traduttore professionista. Non lasciatevi illudere dalle pubblicità che decantano le potenzialità di certi programmi di traduzione automatica; anche se rispetto al passato ci sono stati miglioramenti, il risultato non sarà mai una traduzione degna di quel nome, nessun traduttore automatico potrà sostituirsi ai traduttori umani.

Un testo mal tradotto (specialmente da traduttori automatici) può portare a conseguenze spiacevoli. Il male minore è l’ilarità che può suscitare nei parlanti madrelingua; inoltre, una traduzione inesatta o troppo letterale può essere un sinonimo di poca serietà, e una parola o un concetto mal tradotti possono causare persino un incidente diplomatico.

Ultimamente si sta parlando molto del sito che dovrebbe (sì, uso il condizionale) rappresentare l’Italia nel mondo e promuoverne il turismo, Italia.it. Tempo fa, un annuncio su uno dei principali siti di offerte di lavoro per traduttori, aveva causato l’indignazione di questi ultimi perché proponeva una tariffa inadeguata, poco professionale. Quest’annuncio riguardava proprio Italia.it. Alcuni traduttori hanno firmato una petizione, da cui è scaturita una lettera aperta al Ministro del Turismo Brambilla. Ora mi sorge un dubbio: vista la traduzione penosa del sito in diverse lingue, avranno trovato gente che avrà accettato la tariffa in questione, o si saranno affidati a un traduttore automatico per risparmiare? Ecco alcuni blog che parlano di come sono state rese alcune pagine:

Un’altra domanda che mi sorge spontanea è questa: quando arriverà il tempo in cui i traduttori professionisti smetteranno di essere sottovalutati? Se si fossero affidati a traduttori esperti, queste cose non sarebbero successe. Se dall’alto di un Ministero si considerano la traduzione e i traduttori in un certo modo, figuriamoci come vengono considerati da altri “non addetti ai lavori” posti a livelli più bassi della scala sociale! Cosa aspettano a regolamentare le professioni di traduttore e interprete come hanno fatto in alcuni Paesi? Perché non istituire un albo o una certificazione come per altre categorie di lavoratori? Persino i buttafuori hanno un albo professionale…

Personalmente, sarei d’accordo per quanto riguarda l’istituzione di un albo o di una certificazione, perché entrambi garantirebbero la qualità dei servizi offerti da traduttori, interpreti e mediatori linguistici.

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Mediatore linguistico, professione di successo

Questo è il titolo dell’intervista al direttore della Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Palermo Nicolò Serra, pubblicata nel numero del 23 luglio del “Giornale di Sicilia”. Si parla del percorso accademico per diventare mediatori linguistici, della Scuola stessa, del corso di Laurea triennale, ma anche di possibili sbocchi professionali, ciò che mi è sembrato più interessante, visto che Mediazione Linguistica è un corso di Laurea nato recentemente (se non sbaglio, una decina di anni fa). Ecco alcuni pezzi dell’intervista che ho considerato degni di nota:

La nuova dimensione di cittadini d’Europa, l’allargamento delle frontiere linguistiche e culturali e le relazioni diplomatiche sempre più intense, hanno reso indispensabile la professione di Interprete e Traduttore come trait-d’union tra lingue e realtà diverse.

Il primo passo da compiere per chi vuole intraprendere questa carriera è rivolgersi a una scuola specializzata, dove sia possibile seguire studi specifici e molto tecnici che permettano agli studenti di formarsi professionalmente e caratterialmente.

D: Quali sono requisiti indispensabili per intraprendere la carriera di Mediatore Linguistico? R: Uno spiccato interesse per le lingue e le culture straniere, propensione per i contatti interpersonali e per gli scambi culturali, mentalità flessibile e predisposta agli aggiornamenti relativi alle nuove professioni e istituzioni che operano nel settore internazionale.

D: E gli sbocchi professionali sono numerosi. R: Si tratta di una laurea nuova, estremamente formativa e professionalizzante e soprattutto pronta a rispondere alle nuove esigenze del mondo del lavoro. I laureati in Mediazione Linguistica sono dotati di capacità e conoscenze adeguate alla gestione e allo svolgimento di attività professionali nel campo dei rapporti internazionali, all’interno di enti pubblici e privati, nel settore del turismo, dell’editoria, della new economy e di ogni altro settore nel quale siano richieste competenze linguistiche specialistiche. Tra i profili professionali innovativi c’è quello dell’Export assistant, cioè responsabile dei rapporti internazionali all’interno delle aziende. Poi il Tourist promoter, esperto in grado di gestire e promuovere le attività turistiche. E ancora, il mediatore linguistico, traduttore di linguaggi specialistici per le imprese e la new economy. L’Operatore linguistico, che cura l’informazione e la comunicazione (inviati speciali, cronache e redazioni) e infine Web writer, nei settori delle imprese e del turismo.

(grassetti come nell’articolo originale, N.d.R.) Per chi fosse interessato alla Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Palermo, vi lascio il link al sito —> www.mediatorelinguistico.it

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SSLMIT Forlì – My experience and some notes (part I)

(originally posted in Italian on May 16, 2010 and translated into English on July 11)

As you might already know, after passing an entrance test, last year I started my MA in Specialised Translation at the Advanced School of Modern Languages for Interpreters and Translators (here’s the website) of the University of Bologna (but the Faculty is actually in Forlì). I attended it for a semester, then I left it.

Here’s a “review” of the course, in which I list positive and negative facts and compare it with the undergraduate course in Translation and Liaison Interpreting (Language Mediation and Intercultural Communication) I attended at the University of Chieti-Pescara.

  • Distance from home. It took me 5 hours to get to Forlì by car, so such a journey was very stressful for me every time. When I was an undergraduate student in Pescara, I could return home almost every weekend, while when I was in Forlì I came back home once a month.
  • The places. Forlì is a small town, where there are few people around at 8 pm, shops close at 7 pm (some at 7:30) and few places for young people are available. Pescara is a small town on the sea that is more appealing to young people, in my opinion. It was almost always cold, humid and foggy in Forlì. If you’re in Pescara, you can go to the beach and even study there for the Summer exam session; while if you’re in Forlì and want to go to the seaside, the beach is at least 20-30 km away.
  • The universities. The Advanced School of Modern Languages for Interpreters and Translators costs around 3000 € per year (add rent and other expenses if you don’t come from Forlì), unless you get a bursary or meet some economic criteria (in this case, you pay less). In Pescara taxes are less expensive than Forlì, but you have to buy textbooks. Yes, textbooks. I noticed that in Forlì most study materials are available online on virtual classes (we use those in Pescara as well), but you have to buy fewer textbooks (maybe even because Specialised Translation is a more practical course). The Ruffilli Library is very rich in resources (foreign magazines and newspapers are also available). In the Faculty there’s a computer lab with printers (which can be used for free) and a terminology lab in which you can learn how to use CAT (Computer-Assisted Translation) tools and other resources for translators. Unfortunately, there isn’t a canteen/cafeteria, and the cost of living is higher than in Pescara.
  • The Forlì course. I highly recommend the Advanced School of Modern Languages for Interpreters and Translators to aspiring translators, because its MA course in Specialised Translation is focused mostly on translation practice, tools and techniques. There are few theoretical exams. In case you decide to attend the School, get ready for stressing days with classes from 9 am to 7 pm (plus assignments for the following day) and to kiss most of your free time good-bye.

(to be continued…)

(clicca su “Continue reading” per la versione italiana)

Continue reading

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You’re a translator/interpreter if…

You are an interpreter if…


a.. You can rise at 6:30 a.m. many days in a row.

b.. Your working wardrobe consists of suits, which you keep wrapped in plastic to avoid wrinkles and expedite packing.

c.. You are prone to sore throats and foot problems.

d.. You talk all day; in your leisure time, you frequently just want to be quiet.

e.. Your bathrobe has been to hotels all over the globe and in half the cities in the U.S.

f.. You are sick of hotel and restaurant meals and are dying for home-cooked food.

g.. You know many words in your second language that you have never seen written down.

h.. You have met most of the professional colleagues you know on interpreting assignments (or at ATA conferences.)

i.. You are always traveling and long to be at home more so you can spend quality time with your family.

j.. You struggle not to gain weight from constant exposure to banquet and catered meals and your work leaves you little time for exercise.

k.. You stay up half the night stewing about the way you interpreted a term.

l.. Your favorite dictionaries are battered from rough treatment by baggage handlers.

m.. It drives you nuts to have the work you do referred to as translation.

n.. You are chronically tired and short of money and you suspect that the world underrates how hard you work and how much you contribute.

********************************************************************

You are a translator if…


a.. You are miserable unless you can get up 11 a.m. and go to bed at 3:00 a.m.

b.. Your working wardrobe consists of jeans (shorts) and sweatshirts (t-shirts), which you store conveniently on the floor of your closet.

c.. You are prone to carpal tunnel syndrome and backache

d.. You are alone with a computer all day; when you are with other people you tend to jabber.

e.. Your bathrobe is what you are apt to be wearing at 2 in the afternoon.

f.. You are sick of looking at four walls all day and are dying to go out to dinner.

g.. You know many words in your second language that you do not know how to pronounce.

h.. You have met most of the professional colleagues you know through e-mail or Internet chat rooms (or at ATA conferences.)

i.. At home you are always working or thinking about work, so the best way to spend quality time with your family is to travel together.

j.. You struggle not to gain weight from spending all day sitting on your duff and the constant availability of your refrigerator and your work leaves you little time for exercise.

k.. You stay up half the night stewing about how you’ll translate a term the next day.

l.. Your favorite dictionaries are battered from the rough treatment they get on your desk when you are in a “term search frenzy”

m.. It drives you nuts to be asked if you ever did “simultaneous translation” for a celebrity.

n.. You are chronically tired and short of money, and you suspect that the world underrates how hard you work and how much you contribute.

(found this somewhere on the Internet some time ago)

There is also a similar group on Facebook: You know you’re a translator when…

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Il rifugio di Alice (a very short story)

Alice è una ragazza di quasi venticinque anni, una sognatrice sempre determinata a raggiungere i suoi obiettivi che non si arrende di fronte a nulla. Era così sin da bambina. Ha sempre sognato di fare diverse cose: la ballerina, la hostess, l’interprete, la traduttrice! Era sempre stata portata per le lingue: dopo aver studiato francese e inglese alle scuole medie, ha deciso di studiare al liceo linguistico, dove ha imparato anche il russo, la lingua in cui riusciva meglio in assoluto. Ogni giorno, dopo aver fatto i compiti per casa nella biblioteca della scuola con le sue compagne, ritornava a casa, e saliva su, in mansarda, dove c’era una stanza, piena di libri e dizionari, ma anche una scrivania, un computer e un letto. Non era la sua cameretta, ma il suo rifugio. È lì che andava ogni volta che voleva riflettere sulle parole, il loro senso, il loro suono, le loro combinazioni… e lì lo poteva fare senza distrazioni. Si sdraiava sul letto, con un romanzo in lingua preso a caso dalla libreria, che leggeva attentamente, e poi traduceva, nel miglior modo che poteva. È stato lì, un giorno di sette anni fa, che ha capito qual era la sua vera strada, la migliore che potesse seguire. Il suo sogno sulle punte si era in qualche modo realizzato. Sin da quando era bambina, frequenta una scuola di danza classica e moderna, e si è esibita nel corso di diversi saggi… però ha capito che il mondo dello spettacolo non è tutto rose e fiori. C’è moltissima competizione per essere scelta ai provini, come prima ballerina di un gruppo di ballo, o semplicemente per entrare a farne parte. Una competizione molto agguerrita. Poi, quanto può durare la carriera di una ballerina? Il tempo di uno show o due. Per cosa è famosa, al giorno d’oggi, una ballerina, una valletta? È famosa solo per essere famosa, o perché si veste in un certo modo, o perché è fidanzata col signor Tal dei Tali che è anche lui un personaggio famoso, un VIP… perché finisce su un giornale di gossip, sorpresa a fare questa cosa o un’altra?  Comunque sia, Alice era troppo timida per ballare in TV. Non voleva mostrarsi vestita in un certo modo, come si vestono le vallette, davanti a tutti. Odiava ciò che definiva i “vestiti da cubista”… e le vallette/ballerine/veline si vestono come cubiste. Poi, anche se amava ballare, odiava andare in discoteca; e pensare che, una notevole percentuale di “stacchetti” in TV, utilizza musica dance commerciale, che Alice odia. Ora lei continua ad andare a scuola di danza, anche se ha poco tempo libero per farlo, troppo presa dal lavoro. A diciannove anni, appena diplomata con il massimo dei voti, per pagare qualche tassa universitaria, ha deciso di fare la hostess, per tre mesi. Intanto, nelle pause, studiava, dato che a settembre aveva l’esame di ammissione alla SSLiMIT (Scuola Superiore Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori), e non voleva fallire la sua missione per nulla al mondo. Il lavoro dell’hostess le piaceva, le permetteva di viaggiare molto, ma ne è rimasta un po’ delusa, perché credeva di poter conoscere nuovi posti; invece, il massimo che si riesce a vedere facendo questo lavoro, è un aeroporto. Alice conosceva come le sue tasche gli aeroporti di Malpensa e Charles De Gaulle, quelli della tratta su cui lavorava più spesso: Milano – Parigi. Andava a Parigi, senza vedere la città, e poi ritornava a Milano. Settembre arrivò, e lei era a Trieste, una delle migliori scuole del settore, alle prese con il test d’ammissione; non particolarmente difficile per lei, che veniva da un liceo linguistico, ma ha dovuto allenarsi con la linguistica e la cultura generale. Dopo qualche settimana, ha saputo di essere stata ammessa, e lei quasi non riusciva a crederci! I tre anni della laurea di primo livello passarono in fretta ma, alle soglie della laurea, pensando alle due possibili carriere da sogno che le erano rimaste sulla sua pseudo-lista dei sogni, le venne un dubbio: laurea specialistica in traduzione letteraria, o in interpretariato di conferenza? Ripensò a quanti brani letterari aveva tradotto, cercando accuratamente le definizioni sul dizionario e scegliendo quella più adeguata al contesto, inserendo ogni singola parola sul software di traduzione assistita; alle sue prime esperienze lavorative, lo stage in agenzia, la pagina che aveva aperto su siti come Proz; le decine di vocabolari che possedeva, acquistati in preda ad una passione sconfinata per le parole, i glossari che si costruiva; quando sognava di avere un ufficio tutto per sé, nel suo rifugio. Sì, era che le veniva l’ispirazione. Quando non aveva nulla da studiare, si chiudeva lì a tradurre dalla mattina alla sera. Amava tradurre. Lo ha sempre amato… e, dopo quel flashback, ha deciso: traduzione letteraria. Alice ha ripensato a tutto questo, mentre fissava lo schermo del suo computer, riposandosi un po’. Inutile dire che, fino a qualche minuto fa, Alice la traduttrice stava facendo il suo lavoro. Non è cambiata rispetto a sette anni fa, ha la stessa mentalità. Ha già tradotto un libro, che sta per essere mandato in stampa, scritto da un autore di fama mondiale. Mentre si sta occupando di un altro libro, aspetta impazientemente il giorno in cui la sua opera prima uscirà in tutte le librerie, quando tutti potranno provare le stesse emozioni che ha provato lei stessa leggendo e rileggendo quel testo, interpretandolo. Alice diede un’occhiata all’orologio, e decise che la sua pausa era finita.

She has been walking down memory lane…

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Le regole del buon revisore

Spesso capita che i traduttori facciano dei lavori di revisione, un’attività che si distingue dalla redazione per il fatto che è fatta confrontando la lingua di partenza e quella d’arrivo, mentre la redazione, che ovviamente viene fatta dopo, viene fatta tenendo in considerazione solo le norme della lingua d’arrivo.

Brian Mossop, in Revising and editing for translators (St Jerome Publishing, 2001), ha stilato una lista di “regole” a cui un buon revisore si dovrebbe attenere.

  1. Se ci sono molti errori, forse il testo è da ritradurre.
  2. Se non ci capisce cosa sta dicendo la traduzione senza rileggere o senza consultare l’originale, è il caso di apportare delle correzioni.
  3. Chiedersi non tanto se una frase “possa”, ma se “debba” essere migliorata. I cambiamenti vanno effettuati a seconda del fruitore della traduzione.
  4. Fare piccoli cambiamenti invece di riscrivere.
  5. Ridurre al minimo l’introduzione di errori se rimangono dubbi sui cambiamenti da apportare.
  6. Ottimizzare il tempo di revisione con una lettura monolingua, a meno che la probabilità di errori di traduzione sia tale da giustificare un lavoro con testo a fronte.
  7. Nel fare una correzione linguistica o un miglioramento stilistico, accertarsi di non aver introdotto un errore di traduzione.
  8. Se introducete un cambiamento controllate che il testo non richieda poi altre modifiche nelle frasi vicine (creazione di cacofonie, ripetizioni).
  9. Attenzione ai macroerrori (non “fissarsi” sul lavoro di pulizia dei singoli errori, sentire se la traduzione “funziona” complessivamente per quanto riguarda tono, stile, ritmo).
  10. Nel controllare la forma, attenzione a non farsi sfuggire errori di significato, controsensi, contraddizioni e viceversa.
  11. Controllare i numeri oltre che le parole.
  12. Sfruttare al massimo la capacità di vedere il testo come il lettore lo vede per la prima volta.
  13. Raggiungere un equilibrio tra accuratezza e grado di leggibilità.
  14. In ultima analisi, dare la precedenza alle necessità del lettore piuttosto che a quelle del committente.
  15. Attenzione ai refusi nella prima pagina.
  16. Fare sempre cambiamenti giustificabili.
  17. Non imporre agli altri il proprio approccio alla traduzione.
  18. Non imporre agli altri le proprie idiosincrasie linguistiche.
  19. Committente e lettore devono beneficiare al massimo della traduzione, verificare che ogni modifica scritta a mano sia stata inserita su file prima di inviare il lavoro di revisione finito.
  20. Se non riesce a risolvere un problema è bene segnalarlo al committente.
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The Translator

Wandering through words
written on a dictionary
like they’re roads
of a Babel that’s contemporary.

Fishing the right meaning
in the definitions river
then you find her moving
it through the foreign language’s mirror.

She’s a translator, a messenger,
a writer, an interpreter
of hidden meanings inside words
stressing on how much they’re worth.

Of course it’s no game,
you can’t run in the fast lane
it takes a thorough reflection,
to do well this profession.

Learn the words, learn their meanings
learn grammar rules, understand the author’s feelings
do research, completely understand a text
pay attention to the tiniest details and all the rest.

© Ilaria – August 15, 2007.

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When with the English tongue we speak…

When the English tongue we speak
Why is break not rhymed with weak?
Won’t you tell me why it’s true
We say sew, but also few?
And the maker of a verse
Cannot rhyme his horse with worse?
Beard is not the same as heard,
Cord is different from word,
Cow is cow, low is low,
Shoe is never rhymed with foe.
Think of hose and dose and lose,
And think of goose and yet of choose,
Think of comb and tomb and bomb,
Doll and roll and home and some.
And since pay is rhymed with say,
Why not paid with said, I pray?
Think of blood and food and good;
Mould is not pronounced like could.
Why is done, but gone and lone -
Is there any reason known?
To sum it up, it seems to me
That sounds and letters don’t agree.

Found here.

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